La fauna selvatica del Taburno

#04

Alla scoperta degli animali che abitano il massiccio

Il Taburno, con i suoi paesaggi mutevoli e le sue foreste secolari, ospita una delle più affascinanti e variegate comunità faunistiche dell’Appennino campano. Lontano dal frastuono urbano, in questo scrigno naturale si muovono silenziosamente creature selvatiche che testimoniano l’integrità ecologica del territorio e ne costituiscono l’anima più segreta e preziosa. Percorrendo i suoi sentieri o semplicemente osservando i suoi boschi al crepuscolo, si ha l’impressione di trovarsi in un mondo parallelo, dove la natura regna indisturbata. Tra i mammiferi più emblematici spiccano i caprioli, che si muovono agili tra le radure all’alba e al tramonto, e i cinghiali, abitanti robusti e diffusi delle aree boschive. Non è raro scorgere tracce della volpe, del tasso o della faina, così come udire il richiamo acuto delle donnole e dei ghiri durante le ore notturne. In alto, sopra le cime degli alberi, planano eleganti i rapaci: la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, ma anche allocchi e civette, sentinelle della notte.

La ricchezza faunistica del Taburno si esprime anche nei piccoli abitanti dei suoi ecosistemi: insetti impollinatori, anfibi come la rana appenninica e il rospo comune, rettili come il cervone, il ramarro e la vipera. Questi animali, spesso invisibili a un primo sguardo, rivestono un ruolo fondamentale nella catena alimentare e nell’equilibrio ecologico del territorio. Ognuno di essi contribuisce, con il proprio comportamento e ciclo vitale, alla complessa armonia del bosco, dei pascoli e delle zone umide.

Il paesaggio del Taburno cambia con le stagioni, e con esso mutano anche i ritmi e le abitudini della fauna. In primavera la vita esplode: i canti degli uccelli si intensificano, gli ungulati si spostano in cerca di nuovi pascoli, e gli anfibi si radunano presso le sorgenti per la riproduzione. L’estate porta con sé un fervore silenzioso, mentre l’autunno è tempo di migrazioni e di preparativi per l’inverno, stagione in cui tutto rallenta e molti animali si rifugiano in tane e anfratti.

Osservare questa fauna nel suo ambiente naturale è un’esperienza che insegna il valore dell’attesa e della discrezione. Non si tratta solo di avvistare una specie, ma di entrare in sintonia con il ritmo della natura, di comprendere il delicato equilibrio che regola ogni gesto, ogni presenza. È un invito a guardare con occhi nuovi ciò che spesso passa inosservato. Valorizzare e proteggere la fauna del Taburno significa anche educare alla bellezza e alla responsabilità. Ogni animale che abita questo massiccio è parte di una storia più grande, fatta di relazioni tra suolo, aria, acqua e luce. Raccontare queste presenze, renderle accessibili attraverso esperienze visive, immersive o escursionistiche, vuol dire riconoscere il valore profondo del paesaggio non solo come scenario, ma come sistema vivo e pulsante, da custodire per le generazioni future.