Gesti, farine e memorie: il sapere antico della pasta fatta in casa
Nel cuore della cultura gastronomica del Taburno, la pasta fatta in casa rappresenta uno dei gesti più antichi e identitari. È molto più che un alimento: è un rito familiare, una narrazione che si svolge sulle spianatoie, tra farina e chiacchiere, tra dita che impastano e mani che insegnano. In ogni casa, in ogni borgo, la pasta è il simbolo della festa, della condivisione, della continuità tra generazioni.
L’arte della pasta tradizionale nasce da ingredienti semplici: semola, acqua, talvolta uova. Ma è nei gesti che risiede il segreto. Impastare, stendere, arrotolare, tagliare: ogni fase è guidata dall’esperienza e dal tatto. I formati tipici come i cavatelli, i fusilli avvolti a mano o le lagane sono il frutto di tecniche affinate nel tempo, diverse da paese a paese, da famiglia a famiglia. Ciascun formato ha la sua storia, il suo condimento preferito, il suo momento dell’anno.
Questi gesti vengono tramandati oralmente, con la naturalezza delle cose necessarie: la nonna che impasta con energia, la madre che controlla la consistenza, la figlia che impara guardando. La pasta si fa in casa la domenica, nelle ricorrenze, in occasione delle visite importanti. È una preparazione lenta, che richiede tempo, attenzione e una profonda conoscenza della materia prima.
La bellezza di questa tradizione sta anche nella sua capacità di adattarsi: oggi, accanto ai gesti antichi, troviamo nuove consapevolezze legate alla qualità delle farine, alla riscoperta dei grani locali, al recupero dei valori nutrizionali. La pasta del Taburno continua a essere fatta a mano, ma si rinnova grazie al dialogo tra passato e presente, tra manualità e sapere.
Raccontare la pasta significa anche raccontare il paesaggio: i campi di grano, i mulini, le cucine in pietra, i pranzi condivisi. È un cibo che sa di casa, di tempo lento, di legame con la terra. È un modo di cucinare che diventa anche un modo di vivere: attento, radicato, affettuoso. Preparare la pasta insieme è un atto di comunità.
Valorizzare l’arte della pasta fatta in casa è un modo per custodire il patrimonio culturale immateriale del Taburno. Significa riconoscere nella semplicità dei gesti quotidiani una ricchezza che non va dispersa. Significa offrire alle nuove generazioni la possibilità di imparare non solo a cucinare, ma a stare insieme, a prendersi cura, a dare valore.