Scopri come il vino del Taburno prende forma
Ogni bottiglia di vino racchiude un processo affascinante e complesso, fatto di gesti antichi e tecniche moderne, di sensibilità e di precisione. L’arte della vinificazione nel Taburno è il cuore di un sapere che si tramanda da secoli, ma che continua ad evolversi grazie alla ricerca e alla passione dei produttori locali.
Tutto inizia con la vendemmia, il momento in cui si raccolgono le uve al giusto grado di maturazione. È una fase delicata: ogni scelta, dalla data di raccolta alla modalità (manuale o meccanica), influenzerà il profilo finale del vino. I grappoli selezionati vengono trasportati in cantina dove ha inizio la vera e propria vinificazione. Qui le uve vengono diraspate e pigiate: si separano gli acini dai raspi e si frantumano delicatamente per liberare il succo, dando vita al mosto.
Le fasi successive – fermentazione, svinatura, affinamento – sono scandite da regole antiche e tecnologie attuali. Durante la fermentazione alcolica, i lieviti naturali o selezionati trasformano gli zuccheri in alcol, liberando aromi e creando struttura. In questa fase, la temperatura viene attentamente controllata per conservare la fragranza e l’equilibrio del vino. Nel caso dei vini rossi, la macerazione con le bucce arricchisce il mosto di colore, tannini e sostanze aromatiche. Una volta terminata la fermentazione, il vino giovane viene separato dalle fecce attraverso la svinatura. Inizia così un periodo di affinamento, che può avvenire in acciaio, in cemento, in botti di legno o in anfore di terracotta. Ogni scelta racconta una filosofia produttiva diversa: il legno arricchisce e ammorbidisce, l’acciaio preserva la freschezza, la terracotta richiama la tradizione e dona complessità.
La vinificazione nel Taburno è un perfetto equilibrio tra rispetto della materia prima e intervento umano. Le cantine del territorio sanno dosare tecnica e istinto, precisione e passione. Alcuni produttori scelgono fermentazioni spontanee, altri lavorano con lieviti selezionati. C’è chi pratica il batonage per rimescolare le fecce fini e aumentare la struttura, chi preferisce un approccio più essenziale. Ma tutti condividono un obiettivo: esprimere il territorio attraverso il vino.
Non va dimenticato l’aspetto sensoriale e narrativo di questo processo. Ogni fase è accompagnata da odori intensi e suggestivi: il profumo dolce e fresco del mosto appena pigiato, quello più pungente della fermentazione in corso, quello profondo e tostato del legno nelle cantine. Il vino nasce in silenzio, ma porta con sé un coro di sensazioni che si riversano poi nel bicchiere. L’arte della vinificazione è anche un gesto culturale. È il punto d’incontro tra terra, sapere e tempo. È un linguaggio che cambia con le stagioni, con le annate, con le mani che lo plasmano. Ed è proprio questo che rende i vini del Taburno unici: la capacità di raccontare, attraverso la tecnica e la sensibilità, la verità di un territorio complesso e generoso.